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“INCONTRI DEL DESTINO” di Nicoletta Ferroni e Arianna Sergola
un LIBRO poetico sull’Amore, da Jung a Reich fino a noi, abitanti del Nuovo Millennio
Opera in prossima uscita, a Gennaio 2026
Un libro che parla d’Amore, il cosiddetto Vero Amore di Coppia. Ma da quale punto di vista possiamo parlare di Vero Amore? E che significa? Le autrici di questo libro hanno scelto di “incontrare” Jung e Reich per scrivere qualcosa di molto più stravagante rispetto all’Amore di Coppia, comunemente vissuto. Vediamo i passaggi salienti su cui è impostato questo libro.
Carl Gustav Jung e Wilhelm Reich, due figure importanti della psicologia del Novecento, entrambe nate all’interno del pensiero psicoanalitico ma poi sviluppatesi in direzioni molto diverse rispetto a Freud, portarono sulla scena della storia della psicanalisi due concetti a quei tempi assai audaci di vivere l’Amore di Coppia.
Jung si era allontanato da Freud soprattutto per la sua visione più ampia della psiche. Secondo Jung, l’inconscio non è solo personale, ma anche collettivo, cioè condiviso da tutta l’umanità. In questo inconscio collettivo risiedono gli archetipi, immagini e simboli universali che influenzano sogni, miti e comportamenti. Dando grande importanza al processo cosiddetto di individuazione, attraverso il quale la persona cerca di diventare sé stessa integrando conscio e inconscio, la sua psicologia è spesso considerata più simbolica, filosofica e aperta alla dimensione spirituale.
Wilhelm Reich, anche, partì dalla psicoanalisi freudiana, ma si concentrò soprattutto sul rapporto tra psiche, corpo e società. Egli sosteneva che i conflitti psicologici si manifestano anche nel corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche, che chiamò “corazze caratteriali”. Reich riteneva che la repressione emotiva e sociale avesse effetti negativi sulla salute mentale e fisica dell’individuo. Le sue teorie furono molto controverse e lo portarono a uno scontro con il mondo accademico e scientifico.
In sintesi, Jung esplorava la psiche attraverso simboli, miti e significati profondi, mentre Reich metteva l’accento sul corpo e sulle condizioni sociali che influenzano l’individuo.
Entrambi, però, condivisero l’idea che l’essere umano non possa essere compreso solo in modo meccanico, ma attraverso una visione più complessa e integrata.
L’ Amore Cristico
Per Jung e per Reich quello che in INCONTRI DEL DESTINO le autrici chiamano l’Amore Cristico non è sentimentalismo né morale imposta, ma una qualità della coscienza trasformata.
Per Jung l’amore cristico nasce quando l’Io non è più il centro assoluto. Quando emerge il Sé (la totalità psichica), per cui l’amore diventa: non possessivo, non proiettivo, non dipendente dal bisogno per cui amo l’altro perché mi completa, ma perché lo riconosco come altro, non solo in ciò che è buono, ma anche in ciò che è reale. L’ altro di cui vedo l’Ombra che parla di me e se amo l’altro nell’Ombra che vedo, amo anche l’Ombra in me. E posso vibrare di Amore cristico dopo aver attraversato il “male” che percepisco anche in me.
“Ama il prossimo come te stesso” per Jung diventa: “Se ami e integri te stesso, puoi amare davvero l’altro, grazie al frutto dell’individuazione.”
Per Wilhelm Reich l’Amore cristico va assunto in modo biologico, corporeo, vitale. Amore come funzione naturale. L’amore non come un dovere morale, ma una funzione biologica spontanea di un organismo sano. Quando il corpo non è corazzato, l’amore accade da sé.
Per Reich, Cristo ama perché non è bloccato, non perché “obbedisce”.
Per Reich Amore e corazza genera repressione emotiva trasformando l’amore in controllo, dipendenza, moralismo, sacrificio forzato. Il tal modo l’amore cristico è possibile solo senza paura del sentire, diventando capacità di sentire profondamente senza difendersi.
“Ama il nemico” per Reich diventa: “Il nemico è l’essere umano bloccato e sofferente. L’amore non giustifica la violenza, ma non odia. L’odio è sempre un sintomo di energia bloccata.”
Per Jung e per Reich l’amore cristico non si comanda. È una conseguenza di una trasformazione interiore. Per Jung, trasformazione della psiche, per Reich, trasformazione del corpo-emozione. E soprattutto: non è sacrificio sterile, non è annullamento di sé, non è moralismo. È pienezza che si dona.
Per entrambi l’Amore Cristico è espressione dell’espansione della coscienza.
Per Jung la coscienza è solo una parte della psiche, non il tutto, ovvero ciò di cui siamo consapevoli (pensieri, emozioni, percezioni), mentre l’Inconscio personale contiene ricordi rimossi o dimenticati e l’Inconscio collettivo rappresenta patrimonio psichico universale condiviso da tutti gli esseri umani.
La coscienza è centrata sull’Io altrimenti detto Ego, che organizza l’esperienza consapevole. L’Io però non governa tutta la psiche: è solo un “centro relativo”. La crescita psicologica (processo di individuazione) avviene quando la coscienza entra in dialogo con l’inconscio. Simboli, sogni e miti aiutano la coscienza ad ampliarsi, appunto ad espandersi.
La meta non è “controllare tutto”, ma integrare gli opposti (razionale/irrazionale, luce/ombra). Per Jung la coscienza è limitata ma può espandersi, diventando più profonda e simbolica.
Reich ha una visione più biologica ed energetica di coscienza, considerandolo connessa allo stato energetico del corpo. Quando l’energia vitale fluisce liberamente, la coscienza è più viva e autentica. Mentre le tensioni croniche (la “corazza caratteriale”) riducono la consapevolezza.
La società reprime emozioni ed impulsi naturali. Questa repressione crea individui “funzionanti” ma scissi da ciò che sentono davvero. Una coscienza sana è spontanea, emotiva, radicata nel corpo. Una coscienza bloccata favorisce l’autoritarismo. Una coscienza libera nasce da corpi non repressi.
Per Reich la coscienza dipende dal corpo e dalla libertà emotiva, non solo dalla mente.
La Coscienza Cristica
La “coscienza cristica” non è un termine tecnico né in Jung né in Reich, ma entrambi toccano qualcosa di molto vicino, ciascuno nel loro linguaggio.
Jung legge il Cristo psicologicamente e simbolicamente, non solo religiosamente. Cristo come archetipo rappresenta l’archetipo del Sé, cioè la totalità della psiche. La coscienza cristica è una coscienza unificata, che integra: conscio e inconscio, bene e male (luce e ombra) umano e trascendente.
Jung critica il cristianesimo tradizionale perché esclude l’Ombra (il male). Per lui una vera coscienza cristica non è “pura”, ma integra il conflitto.
La croce simboleggia la tensione degli opposti. La coscienza cristica è il risultato di un processo di trasformazione interiore. Non è uno stato di perfezione morale, ma di interezza.
La coscienza cristica diventa quindi per Jung la coscienza del Sé realizzato, non dell’Io moralmente corretto.
Per Reich la coscienza cristica rifiuta la religione istituzionale, ma sorprendentemente tocca lo stesso nucleo ovvero Cristo come essere umano non corazzato; Gesù come un uomo emotivamente libero, non represso.
La coscienza cristica diventa uno stato di flusso energetico libero, di empatia spontanea, di amore non forzato in cui Cristo incarna ciò che Reich chiama vita non corazzata. Coscienza cristica non come trascendenza spirituale, ma piena immanenza nel corpo liberamente pulsante e vitale che emerge quando il corpo non è bloccato dalla repressione.
Nonostante il linguaggio diverso, Jung e Reich si incontrarono in una visione del Cristo come possibilità umana, non privilegio divino irraggiungibile, laddove la coscienza cristica non è obbedienza a una legge esterna, ma uno stato di unità interiore che genera amore autentico. Per Jung unità della psiche, per Reich unità di corpo ed emozioni.
Quindi come incontriamo in questo libro l’Amore Cristico di Coppia? Attraverso un epistolario poetico di due pazienti, rispettivamente di Jung e di Reich, che scelgono la via dell’Amore senza attaccamento, attraverso il loro processo di individuazione.
Un libro visionario ma profondo, e allo stesso tempo leggero, sul senso intelligente della Vita senza la paura di amare e senza la pretesa di essere amati, come sarà nel Nuovo Millennio in cui stiamo vivendo.


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